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Si va in campo! Racchetta, scarpe, palline e banana. Ora sei pronto per giocare a tennis! O forse no…

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Se ti sei avvicinato da poco al mondo del tennis, sicuramente avrai chiesto ad amici e al maestro cosa fosse necessario per iniziare a giocare. Ambizione, volontà e sportività sono state sicuramente la prima risposta. Poi l’attrezzatura: scarpe adatte, maglietta e pantaloncini, racchetta e palline. 

Che manca? Un casco di banane? Molti grandi campioni la mangiano tra un set e l’altro, quindi perché non dovrebbe farlo anche il principiante? 

In questo articolo ti spiegherò perché, invece, potrebbe essere inutile o a volte anche controproducente.

Per farlo, ti racconto di un episodio tra Daniele e Pierluigi, due grandi amici e rivali nel tennis. 

Durante una partita, Daniele ha capito che la banana durante la partita non è la migliore idea. 

Quel giorno ha portato due banane in campo. Prima di iniziare la partita, già nello spogliatoio, luogo di chiacchiere pre-partita, ne offre una delle due a Pierluigi, che però rifiuta, avendo già portato la sua bottiglietta con la sua integrazione portata da casa.

“Meglio”, pensa Daniele, “così se finirò la prima, avrò la seconda di scorta”.

Entrano in campo, entrambi carichi per sconfiggere il rivale di sempre. Oggi non c’è pubblico e Daniele si sente sicuro, sereno nel voler sperimentare la novità della banana.

Giocano sulla terra rossa, regno degli scambi lunghi, del gioco in top e, spesso, dei crampi. E questo tranquillizza ancora di più Daniele, che pensa al potassio che assumerà tramite quelle banane. Eh, ma non aveva pensato a quanto ne assumerà.

Il primo set fila tranquillo, con un gioco ragionato e quasi di palleggio da parte di entrambi. 

6-4 per Pierluigi dopo 40 minuti. 

Fine primo set, il momento migliore per Daniele per mangiare una banana. Non ne ha mangiato neanche un pezzetto, quindi, immaginandosi già a terra a tirarsi i muscoli per i crampi, decide di mangiarne una intera. Meglio non rischiare.

Pierluigi invece continua con la sua integrazione di acqua e sale. Per gli zuccheri è presto, li assumerà tra qualche game al cambio campo. 

Inizia il secondo set, Daniele al servizio. 

Doppio fallo. Va bene, è appena rientrato in campo, può capitare. Servizio debole, facilmente attaccabile da Pierluigi. 0-30. 

“Cosa succede? Forse deve ancora entrare in circolo la banana”. 

Ace. “Ora si, inizia a fare effetto”. 

15-30. Però Daniele si sente un po’ appesantito. “Ma no, sarà un’impressione”. 

Anche questo servizio va bene. “Si, era un’impressione!”. 

Si sente al sicuro dai crampi. I successivi due punti sono combattuti e Daniele mantiene il servizio dopo due scambi lunghi, al sicuro dal timore di affaticare i suoi muscoli.

Anche Pierluigi mantiene il servizio, anche in questo caso dopo lunghi scambi e colpi in top spin. 

Il terzo game è caratterizzato da Pierluigi che fa fare il tergicristallo a Daniele, che corre da destra a sinistra e viceversa. Pierluigi punta a far correre Daniele il più possibile, a farlo stancare.

Ma Daniele vince il game; cambio campo.

Pierluigi dà una pacca sulla spalla di Daniele “be’, come va con la banana?”. Daniele, sicuro di se, gli risponde “benissimo, sono pieno di energie”.

Purtroppo era solo una sua sensazione. La banana che ha mangiato deve essere digerita, quindi ha attivato il suo stomaco e il suo intestino. Questi, richiedono tempo e sangue per funzionare bene. Quindi i muscoli di Daniele, in questo momento, ancora non hanno visto neanche un grammo degli zuccheri della banana e si sono visti sottrarre il sangue per portarlo all’apparato digerente.

Infatti nel successivo set, Daniele non riesce a stare più dietro a ogni pallina angolata da Pierluigi. 

“Me le sta angolando più di prima!” È convinto Daniele. Ma in realtà è lui che riesce a fare meno strada e a non arrivarci.

2-2.

Daniele al servizio. Ora si che si sente appesantito, più fiacco. L’ace del 15-0 è soltanto un lampo di speranza.

Break, 3-2 per Pierluigi. 

Pierluigi, sadico, continua con la sua strategia. 4-2.

Ecco, finalmente arrivano gli zuccheri a Daniele, si sente un po’ più leggero e torna a correre come alla fine del primo set. Pierluigi se ne accorge e decide di cambiare strategia, inizia a colpire forte, potente, usa tutte le energie che ha in corpo.

5-2 per Pierluigi.

Daniele si sente sconfortato, distrutto emotivamente. Ed è contento che non ci sia il pubblico oggi. Non si sente in se, non è lui in campo.

Eccoli, proprio quando stava a un punto dal guadagnare il game: i crampi. 

Per Pierluigi? No, per Daniele.

Non perché ha mangiato la banana, ma perché ha sudato molto, ha corso molto e i suoi muscoli si sono disidratati. Aveva puntato tutto sulla banana.

Ma la banana contiene si potassio, ma non così tanto come si possa pensare. Le albicocche disidratate, per esempio, ne hanno molto di più.

Pierluigi vince e dice a Daniele “hai ancora la seconda banana? Ora la mangerei volentieri!”.

Il problema non è la banana in senso assoluto, ma il timing sbagliato. 

Mangiandola durante la partita, Daniele ha assunto gli zuccheri della banana, ma per averli ha dovuto impegnare il suo apparato digerente, togliendo sangue ai muscoli. I muscoli, meno irrorati, hanno funzionato peggio, riducendo la performance di Daniele.

Mangiata dopo l’attività, invece, anche se fa lavorare stomaco e intestino, dà molti zuccheri utili per il recupero.

Durante la partita è meglio assumere nutrienti in forma liquida, in piccole dosi. Anche se c’è qualcuno che riesce a tollerare qualcosa di solido, ma anche in questo caso, piccoli pezzi, sicuramente non una banana intera.

Ma allora perché molti grandi campioni mangiano una banana tra un set e l’altro? Sicuramente non la mangiano tutta ma un morso ogni tanto, proprio per non appesantirsi, ma soprattutto lo fanno per scaramanzia. La banana è un mito che esiste nel mondo del tennis da oltre 35 anni e difficilmente tramonterà. 

E poi, se la mangiano entrambi, lo svantaggio si riduce.

Vuoi portarla in campo? Fallo, ma ti consiglio di mangiarla dopo il match Point.

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